Mantello candido per lei e marrone per lui, che ha imparato a far leva sulla propria coda per muoversi con agilità tra le pietraie d’alta quota punteggiate dai rododendri, pur essendo nato senza una zampa: i fratelli Tina e Milo sono due ermellini (Mustela erminea), le mascotte ufficiali delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che tra febbraio e marzo hanno goduto di un palcoscenico straordinario come quello dell’arco alpino. Una kermesse sfarzosa che è stata un’occasione persa per lo sviluppo sostenibile dell’area, certifica Legambiente, perché le molte promesse di sostenibilità che hanno accompagnato l’allestimento del maxi evento sportivo – guarda un po’ – si sono concretizzate in minima parte, andando anzi a incidere su un territorio sempre più fragile.

La principale minaccia che grava sulle Alpi è quella della crisi climatica, incidendo dalla disponibilità idrica per usi antropici alle pressioni sulla biodiversità. Ermellini compresi: le Liste rosse elaborate per l’Italia seguendo i criteri dell’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) inquadrano ad oggi la specie come a “rischio minimo” (LC). Ma ci sono due pesanti caveat.

In primis sappiamo che l’ermellino è presente su tutto l'arco alpino, dal Carso alle Alpi Liguri, ma con un areale «probabilmente» frammentato perché di fatto «non si dispone di informazioni adeguate sullo status» di questo piccolo mustelide, fondamentale per il controllo delle popolazioni di roditori nell’area – trova appetitosi soprattutto topi e arvicole. Nonostante cerchi di nascondersi dalla presenza umana e sia protetto legalmente in Italia (L. 968/77), il bracconaggio continua a inseguirlo tra i picchi alpini: la bellezza del suo bianco mantello invernale, abbinata all’avidità umana, è la sua condanna da secoli. E dalla seconda Rivoluzione se n’è aggiunta una seconda, oggi in forte accelerazione: la crisi climatica, appunto.