HomeMagazineUn posto al sole : "Noi, uguali alla vita. E contro le ingiustizie"All’Italian Global Series la fiction tv festeggia i suoi trent’anni in onda su Raitre "Guardandoci, una donna ha trovato il coraggio di fuggire dal marito violento".Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguici"Se si vuole capire che cosa significhi Un posto al sole, basta pensare a questo: una donna è riuscita a scappare dalle violenze del marito perché, guardando la nostra fiction, ha pensato: “Se lo fanno lì, lo posso fare anche io“". Che Un posto al sole non fosse una serie tv come tante altre si sapeva da tempo. Che Palazzo Palladini fosse molto più di un condominio affacciato sul golfo di Napoli, pure. Ma forse qualcuno non immaginava che, in questi tre decenni, la soap più longeva d’Italia sarebbe stata capace di salvare persino le vittime di violenza di genere. A raccontarlo è Marina Tagliaferri, Giulia Poggi della serie di Raitre: "Siamo portatori sani di sliding doors", ha ribadito l’attrice a Riccione, dove il cast si è riunito ieri per festeggiare i 30 anni di Un posto al sole all’Italian Global Series.
Nata il 21 ottobre 1996 da un’intuizione di Giovanni Minoli e ispirata all’australiana Neighbours, la serie – produzione congiunta tra Rai Fiction e Fremantle, in collaborazione con il Centro di produzione Tv Rai di Napoli – nel corso degli anni ha visto alternarsi tantissimi registi, tra cui Gabriele Muccino. Oggi, forte della cifra record di 6.990 puntate, Un posto al sole è un fenomeno sociologico prima ancora che televisivo. Ma qual è il segreto del suo successo? "Il primo segreto è Napoli – spiega Patrizio Rispo, 70 anni ad agosto, nella fiction l’indimenticabile portiere Raffaele –. La Napoli che raccontiamo noi è uno specchio d’Italia amato in tutto il mondo. Molti stranieri, addirittura, imparano l’italiano guardandoci".








