A 13-14 quando Rita Pavone ha cantato per la prima volta davanti a un pubblico vero e non più solo ai familiari si è sentita una "marziana". Ma di quel giorno ricorda tutto. «Ricordo l’emozione di quello spettacolo — racconta al Corriere della Sera —. Io truccata da “negrettina” nei panni del famoso cantante Al Jolson, cantavo Swanee , imitando la sua voce e il suo muoversi da “cantante pazzo”. Sembravo proprio un’afroamericana. Poi, però, cantai anche Arrivederci Roma. L’impatto col pubblico fu straordinario, non me lo aspettavo e per una settimana ebbi la febbre alta: avevo capito che stare sul palcoscenico sarebbe diventata la mia avventura».

Il compleanno Tra qualche giorno (esattamente il 23 agosto) Rita taglia il traguardo degli 80 anni. Un compleanno che festeggerà in famiglia. Un'età che non si sente, per niente: «Se non mi guardo allo specchio, mi sento una trentenne, al massimo una quarantenne! L’importante è stare bene e, nonostante i 63 anni di carriera, finché la mia voce regge, un nuovo concerto, perché no?»A capire il suo talento per primo fu suo padre Giovanni. Al Corsera racconta che è stato il suo manager e che l'ha guidata fino all’ultimo. «All’inizio ero troppo piccola per capire. A scuola, sono arrivata alla quinta elementare e, quando frequentavo la seconda, venni espulsa dalla classe per una settimana, perché avevo picchiato una compagna». Il motivo? Bullismo. «Mi prendeva in giro continuamente, diceva che ero bassa, che sarei rimasta una nana. Il bullismo esisteva già a quei tempi...». La reazione di Rita Pavone fu decisa: «Non ne potevo più: le piantai un pugno in mezzo agli occhi». Sua madre Maria la prese molto male, suo padre dopo aver ascoltato le ragioni le disse una cosa diversa: «"Io al posto tuo l’avrei picchiata prima". Quando tornai in classe, tutte le compagne erano molto gentili. Credo che pensassero: questa è piccola di statura, ma è una che mena!». La famiglia La famiglia di Rita era composta da sei persone. Una famiglia numerosa che aveva bisogno di braccia per poter vivere. E così «mi mandarono a stirare camicie in un negozio: lavoravo 9 ore al giorno, guadagnando 1500 lire a settimana, tuttora sono velocissima a stirare. Però ho imparato tante cose con la settimana enigmistica...».Ricorda che la sua carriera inizia nel 1962, al Festival degli sconosciuti di Ariccia. Suo padre manda un nastro con una sua incisione. La sua voce piace a Teddy Reno e viene presa. Ma deve andare a Roma. E il viaggio costa. Per fortuna «mamma aveva da parte un gruzzolo per comprare un frigorifero, papà puntava su quel gruzzolo e si scatenò la lite. Vinse lui dicendo: spero che la vita di nostra figlia valga almeno un frigorifero». La svolta vera arrivo poi con il Gian Burrasca di Lina Wertmuller. «Grazie ai consigli di Lina ho imparato a fare il maschio, copiando i miei fratelli, inoltre non era tanto difficile per me assumere sembianze maschili: sono diventata signorina a 17 anni, non avevo seno, ero piatta! Sembravo talmente maschio che le mie fan credevano lo fossi davvero, erano tutte innamorate del mio Giannino Stoppani e, quando scoprivano che ero femmina, ci rimanevano male!».