| 11 Luglio 2026 03:01 |
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(Adnkronos) –
Nel concerto di Bresh a Roma c’è tutto. Voci, luci e strumenti. Un’arena sold out, sorrisi e un po’ di nostalgia, per qualcuno dolce e per altri amara. Dopotutto non ci si può godere lo show di Andrea Brasi senza inconsapevolmente sentire una fitta al cuore, lì dove fa più male. Succede un ritornello dopo l’altro, quando canzoni con un ritmo da hit estiva si mischiano a strofe più profonde di quanto sembrino. La musica, anche stasera, ricorda che non è fatta solo per ballare, ma per riflettere, guardarsi dentro, imparare dai propri errori. In una parola, crescere.
L’Auditorium della Musica, per una sera, cambia veste e abbraccia qualcosa di nuovo. Il mare, questa volta, non arriva da Ostia, ma dalla Liguria scende fino a sommergere il quartiere Flaminio. Lì dove di solito si esibiscono i grandi della musica classica, che prende il nome da Ennio Morricone, ma si adegua ai tempi e si trasforma di pari passo con la musica italiana. E Bresh, su quel palco, ci sta benissimo. Lui, genovese doc, che Roma la considera una seconda casa e la celebra intonando Venditti. Che ammette di essere in soggezione ogni volta che scende nella Capitale. E come dargli torto.








