Ho iniziato a lavorare a The Herd/less nel 2024, è come se avessi previsto allora cose che stanno accadendo in Sudafrica oggi» dice Mamela Nyamza, coreografa e danzatrice vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale danza di quest’anno, quando la incontriamo su zoom. L’infanzia a Gugulethu, agglomerato urbano a 20km da Città del Capo nato nel ’58 per far alloggiare i lavoratori migranti durante l’apartheid, continua a nutrire l’immaginario dell’artista in diversi modi. «Lo spettacolo che presenterò alla Biennale riguarda eventi accaduti a casa mia nel 1976, che però continuano a ripetersi. Questo vale anche per alcuni elementi scenici: in Sudafrica negli anni ’80 giocavamo con lattine di metallo. Quella memoria è rimasta con me, e visto che il tempo non esiste, ritorna in scena in una forma diversa. Ciò che accade si archivia nel corpo, e viene agito di nuovo». Il riferimento al tempo rimanda al titolo di questa edizione della Biennale diretta da Wayne McGregor, «Time does not exist». Come spiega Nyamza: «Non creo mai qualcosa per abbandonarla subito dopo. Il mio pezzo “Hatched”, per esempio, risale al 2007 e l’ho poi allestito in una nuova forma nel 2023. Percepisco quindi il tempo come senza limiti, non ci sono cesure ma continuazioni».
Mamela Nyamza, «la mia infanzia sudafricana vive ancora» | il manifesto
(Alias) Ho iniziato a lavorare a The Herd/less nel 2024, è come se avessi previsto allora cose che stanno accadendo in Sudafrica oggi» dice Mamela Nyamza, coreografa e danzatrice vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale danza di quest'anno, quando la incontriamo su zoom. L’infanzia a Gugulethu, agglomerato urbano a 20km da Città del Capo nato nel









