L’esplosione del 16 ottobre 2025 che ha distrutto il cancello dell’abitazione di Sigfrido Ranucci a Torvaianica ha portato alla ribalta una figura cruciale e sfuggente per gli inquirenti della Procura di Roma: Gomes Clesio Tavares. Camerunense, 47 anni, non un capobastone della criminalità, ma un factotum ed ex addetto alla sicurezza privata che gli investigatori indicano come il vero “uomo ponte” tra i presunti mandanti e il gruppo incaricato di eseguire l’attentato.

Il 30 giugno 2026 i carabinieri hanno fermato quattro persone, ritenute appartenenti a un commando campano che avrebbe operato su commissione, collocando un ordigno composto da “gelatina da cava”.

Nella ricostruzione accusatoria, Tavares avrebbe svolto il ruolo di intermediario imprescindibile: gestendo i contatti con gli esecutori, curando il supporto logistico e mettendo a disposizione i mezzi, tra cui una Fiat 500 X noleggiata in Campania e individuata grazie ai tabulati telefonici nel giorno della deflagrazione.

Il profilo di Tavares intreccia ambienti diversi. Dal 2017 lavorava stabilmente al Cefalù Bistrò di Pesce a Roma, locale riconducibile all’ex editore Valter Lavitola. Quest’ultimo, anch’egli indagato, lo ha definito “come un figlio”, ma secondo l’accusa gli avrebbe affidato il compito di trovare chi reperisse l’esplosivo e colpire il giornalista di Report. I due, stando agli atti, avrebbero effettuato insieme un sopralluogo circa un mese prima dell’attentato.