L'attore, diventato popolare grazie a «Mare fuori», è il volto con Greta Scarano della prossima Mostra del Cinema. «Ringrazio tante persone, tra cui Gassmann»

«Sono ancora in piena adrenalina... Mi sono svegliato un po’ di volte queste notti... E sento al telefono mia mamma due volte al giorno». Nicolas Maupas sa essere misurato anche quando è travolto dall’entusiasmo. Un signore che si sente un adolescente, perché pur essendo nato nel 1998, si definisce così il nuovo conduttore — con Greta Scarano — della Mostra del Cinema di Venezia.Come ha preso la notizia?«Davvero non me l’aspettavo, sono ancora in fase di realizzazione. Spero di essere all’altezza. La Mostra è un evento importantissimo, l’avevo vissuta tre anni fa, partecipando a un evento parallelo in cui si premiavano gli attori della nuova generazione...».Cosa rappresenta per lei Venezia?«Il mondo dei grandi, che sognavo e di cui mi sento ancora alle porte. Mi sembrava quindi ancora lontana, invece ora ne faccio parte... devo ancora mettere a fuoco».Con Scarano è interprete di un nuovo corso: niente più madrine, ci sono i conduttori.«Non so giudicare se fosse giusto o meno andare oltre il ruolo delle madrine, ma posso dire che sono onorato di questa possibilità. E sono contento di affiancare Greta: è importante rappresentare la nostra categoria». Vi siete sentiti?«Ci siamo mandati un messaggio. Ammiro Greta ma non la conosco. Essere al suo fianco mi dà coraggio».Che messaggio vorrebbe portare su quel palco? «Venezia è l’occasione per fa sognare anche la mia generazione. Vorrei essere un tramite per ricordare che il cinema ha il potere di cambiare la vita delle persone. Di certo ha cambiato la mia». I giovani, complici le nuove tecnologie, si sono un po’ allontanati dal cinema. «Intravedo un grande ritorno, ultimamente. Siamo una generazione nata nell’era degli strumenti digitali, è normale integrare i linguaggi». Gli attori sono spesso valutati anche in base ai follower, oggi. Lei ne ha moltissimi. «Faccio parte di una casistica particolare, nata con Mare fuori. È stato quel progetto tv a portarci un grande seguito sui social, non viceversa. I social per un giovane attore fanno parte del lavoro: sono una occasione per accorciare la distanza con il pubblico. Poi, giusto o meno che sia, il cinema è sempre andato a pescare tutto ciò che è interessante e ciò che interessante di solito ha un seguito...». «Mare Fuori» è stato un successo inatteso? «Eravamo tutti più o meno alle prime armi. Il regista ci diceva di rimanere ancorati al presente. Poi è cambiato tutto da un momento all’altro». È stato semplice poi sganciarsi da quell’immaginario?«Ho avuto la fortuna di lavorare in altri progetti differenti, ma il merito più che mio è delle persone con cui lavoro che mi hanno indirizzato verso trampolini altrettanto importanti per me». Colleghi a cui si ispira? «La lista è infinita, da Manfredi a Servillo fino a tanti della mia generazione. Ma punto ad avere una mia identità». C’è un genere che vorrebbe esplorare? «La fantascienza: mi ha fatto varcare il mondo del cinema e mi affascina per la possibilità di entrare in altre dimensioni, lavorando con la fantasia. Vorrei trovare un personaggio che mi calzi a pennello... ci lavorerò, mi manca ancora molta tecnica». Chi l’ha aiutata finora?«Tante persone, maestranze comprese. Tra i registi cito Alessandro D’Alatri che pur avendo un cast giovane ne Un professore, ci ha spiegato che questo lavoro non è solo spassoso, ma impone un certo rigore. E poi Luca Lucini, che mi ha voluto per primo in un film come protagonista. Tra i colleghi invece penso ad Alessandro Gassmann, il mio papà televisivo: era sempre pronto a darmi una mano».La sua terza volta potrebbe essere per un film di cui è protagonista?«Sarebbe un sogno partecipare come attore e se riuscirò un giorno a capirci qualcosa di regia, sarebbe bellissimo esplorare anche quel lato di questo lavoro che amo».