L’attesa testimonianza del capo turno della guardia costiera sul naufragio di Cutro, dal silenzio della Finanza al pericolo non percepito

CROTONE – Nessuna percezione del pericolo. Nessun segnale di allarme che imponesse l’attivazione delle procedure di soccorso. L’avvistamento del barcone carico di migranti, poi infrantosi a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro, rimase confinato per ore dentro il perimetro di un’operazione di polizia giudiziaria. È questo il fulcro emerso dalle testimonianze dell’ultima udienza del processo sul filone dei presunti omessi soccorsi, incentrato sulle deposizioni chiave dei responsabili delle sale operative e dei comandi navali della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto. La linea di confine tra un intervento di law enforcement (polizia giudiziaria) e un evento Sar (ricerca e soccorso) resta l’asse attorno a cui ruotano le responsabilità della strage.

L’esame del capoturno

La testimonianza più attesa era quella dell’allora capoturno della Sala operativa della Guardia costiera di Reggio Calabria Domenico Spanò, la cui posizione provvisoria di indagato è stata successivamente archiviata. Rispondendo alle domande del pm Matteo Staccini e dei difensori (sono intervenuti gli avvocati Marilena Bonofiglio, Giuseppe De Renzo, Leone Fonte, Alice Massara, Natale Polimeni, Tiziano Saporito), Spanò ha ripercorso minuto per minuto la gestione delle comunicazioni nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023.