Per il settimo giorno consecutivo aumentano i costi della benzina e del diesel. Il rincaro impatta ancora di più sulle tasche dei consumatori perché dal 6 luglio è finito il taglio delle accise. La misura che il governo aveva previsto per evitare che, a causa del blocco dello stretto di Hormuz, un pieno all'auto o al camion costasse un salasso non è stata rinnovata dopo il raggiungimento della tregua tra Iran e Stati Uniti. Ma insieme allo stop allo sconto di qualche centesimo per ogni litro di carburante comprato, sono arrivate di nuovo le bombe a Hormuz. Con tutto ciò che ne consegue. E una delle prime conseguenze è stata un rialzo del prezzo del petrolio. Tanto al barile quanto alla pompa di benzina. Cosa fare a questo punto? Se lo chiedono soprattutto i consumatori. Il governo per ora resta in attesa degli eventi.

Nei ministeri competenti l'aumento dei prezzi è osservato con attenzione. L'escalation militare nello Stretto di Hormuz è vista con molta incertezza e qualche preoccupazione. Prevale però la mozione ottimismo. Non viene messo sul tavolo un nuovo taglio alle accise, perché si spera non servirà: "I rincari dipendono dai bombardamenti degli ultimi giorni - ci spiega una fonte di governo - l'auspicio, e anche la sensazione che abbiamo, è che si smetta di sparare presto. A quel punto dovrebbero rientrare anche i prezzi". Più fonti di governo interpellate sul punto concordano: nessuna misura, come quella in vigore fino al 6 luglio, è all'orizzonte. Troppo presto per lanciarsi in un nuovo taglio delle accise, che agevola i consumatori ma che riduce le entrate dello Stato.