Nei giorni scorsi, Lavitola ha affermato ai pm che lo stanno indagando per strage di non essere il responsabile dell'attacco dinamitardo. "Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente", ha detto l'imprenditore nel corso di dichiarazioni spontanee fatte davanti ai pubblici ministeri della Procura di Roma. Lavitola si è, quindi, avvalso della facoltà di non rispondere ma si è detto "sconcertato" dell'accusa di essere il mandante alla luce dei rapporti di "fraternità" che lo legano a Ranucci. Sul ruolo del presunto intermediario, Gomes Clesio Tavares, ha spiegato di "non averlo mandato in Camerun", lui "sta spesso li e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit". Ranucci, commentando l'indagine, ha detto di essere convinto dell'innocenza dell'imprenditore e amico Lavitola. "È una notizia che mi ha lasciato un senso di stordimento. Con Valter abbiamo avuto un rapporto d'amicizia dopo che è stato oggetto di nostre inchieste, è stata anche una fonte importante per alcune inchieste di Report. Sono convinto, finché non vedo ovviamente le prove, della sua innocenza. Tuttavia, sono convinto che anche se dovessero emergere delle responsabilità, non avrebbe mai fatto del male a me e alla mia famiglia". Ma il giornalista di Report dice di affidarsi completamente alla Procura di Roma.
Attentato a Ranucci, perquisita l'abitazione dell'intermediario di Lavitola
L'imprenditore, ritenuto il mandante dell'attacco dinamitardo contro il giornalista di Report, era pronto a lasciare l'Italia











