Ha appena vinto il Roland Garros, infrangendo quel tabù Slam che sembrava il grande limite della sua carriera. E ora ha rotto un altro muro, raggiungendo per la prima volta in carriera la finale di Wimbledon. Forse si sta parlando troppo poco di Alexander Zverev, il tedesco che domenica può sognare addirittura una storica doppietta Parigi–Londra. E che comunque vada da lunedì sarà il nuovo numero 2 al mondo. Dalla terra rossa all’erba, che fino ad oggi era la superficie più indigesta, il 29enne di Amburgo ha firmato un percorso netto. Come dimostra la semifinale contro il britannico Arthur Fery, autentica sorpresa di questa edizione dei Championships, liquidato con un netto 7-6 (0), 6-2, 6-3 in poco più di 2 ore e mezza di gioco. Una prova d’autorità. Da campione.
Mentre tutti guardavano al percorso di Jannik Sinner e Novak Djokovic, attendendo lo scontro epico in semifinale, Zverev giocava il miglior Wimbledon della sua carriera. Sull’erba di Londra non era mai andato oltre gli ottavi. Ora è in finale dopo aver perso appena due set: uno al primo turno contro il belga Blockx, uno agli ottavi contro il ceco Lehecka. Due sfide insidiose, superate comunque senza grossi patemi. Ai quarti poi ha battuto nettamente Taylor Fritz, che fino ad allora lo aveva sempre sconfitto sull’erba. Un dominio esteso anche alla semifinale contro Fery: d’accordo che il britannico ha accusato inesperienza e pressione, ma prima di Zverev era riuscito a sorprendere tutti gli altri rivali.












