Uno show nello show, che è finito per diventare un piccolo giallo. L’incontro pubblico con l’attrice e sceneggiatrice Natasha Lyonne, svoltosi stamattina all’Italian Global Series di Riccione, si è trasformato in un movimentato faccia a faccia: la protagonista di Poker Face (serie attualmente in onda su Sky), nota anche per Orange is the new black, si è sottratta alle domande del moderatore Oscar Cosulich, ha preso il comando della situazione, decisa (citiamo) a “demascolinizzare” il presentatore.
Rivendicando il suo animo femminista, ha sottolineato che «quando gli uomini parlano tutti li ascoltano stupiti e ammirati, mentre quando lo fa una donna la gente si chiede cosa stia facendo». È stato però difficile non porsi questa domanda. I suoi trascorsi L’attrice, che ha spiegato di aver un passato di dipendenze e di soffrire di stress post traumatico, passava da un argomento all’altro, chiamava la gente dalla platea, con un eloquio sopra le righe. A un certo punto ha citando Harvey Weinstein e parlando della ex assistente del produttore, Leslie, e della writers room di Russian Doll, di cui anche Lyonne faceva parte, ha definito se stessa e le sue colleghe autrici “delle bitch”. La parlantina dell’attrice e l’ambiguità del termine hanno depistato i presenti, in primis l’interprete che sul momento ha tradotto con «troie». In un attimo lo scivolone si è trasformata in un rumors - infondato - per cui molti presenti sospettavano che l’attrice avesse appena ammesso di essersi prestata sessualmente a Weinstein per vantaggi personali.






