Un po’ nerd un po’ minimalista, cerca di essere una consumatrice più consapevole tra bici, mercatini dell’usato e divulgazione sui social.
Nel 1997, mentre Bergamo affronta i primi flussi migratori, prende forma un progetto che unisce lavoro, integrazione e riuso. È il Laboratorio Triciclo. Nato dall’idea di Giulio Baroni, allora presidente del centro di accoglienza della Cooperativa Impresa Sociale Ruah. Sono proprio i migranti bergamaschi accolti da Ruah che animano il progetto, spinti sia dal desiderio di lavorare che da quello di migliorare il proprio italiano: con la cooperativa iniziano a raccogliere mobili, abiti e oggetti di cui la gente non ha più bisogno per rivenderli all’interno di un mercatino. Il Laboratorio Triciclo ha sede in via Cavalieri di Vittorio Veneto, a Bergamo. Negli anni è cresciuto sempre di più, e dal 2001 - grazie anche alle assunzioni e a un accordo con il Comune di Bergamo - gestisce in collaborazione con la Caritas Diocesana Bergamasca, la raccolta di abiti usati conferiti nei cassonetti gialli, con più di 150 punti di raccolta dislocati nella città di Bergamo e provincia. Anche la consapevolezza di chi fa parte del progetto è maturata: il commercio di beni usati non era solo una questione di sostegno economico per le persone impiegate, ma aveva anche una forte valenza ecologica.






