Ronde armate e “posti di blocco” per comandare i vicoli del centro di Napoli, dopo la retata di dicembre scorso, la Procura antimafia lancia l’affondo ai babyras del rione Sanità. Per le nuove leve del clan Sequino, lo stesso già coinvolto nell’omicidio del quindicenne Emanuele Tufano, ucciso dal fuoco amico durante un’incursione armata in piazza Mercato, questa mattina la Dda ha invocato otto condanne, con pene comprese tra i tre anni e mezzo e i sei anni e mezzo. Queste nel dettaglio le richieste di pena invocate al termine della requisitoria tenuta innanzi al gip Colucci: Luis Antonio Amodio, 3 anni e 6 mesi, Alexandr Babalyan 3 anni e 4 mesi, Gennaro De Marino 4 anni e 4 mesi, Ciro Esposito 6 anni e 6 mesi, Salvatore La Salvia 4 anni e 10 mesi, Francesco Pio Massaro 4 anni e 8 mesi, Danilo Peraino, 4 anni e 10 mesi, Ivan Zinzi 6 anni. Gli otto imputati devono rispondere di porto e detenzione illegale di armi da fuoco, reati aggravati dalle finalità mafiose. I carabinieri, analizzando i video acquisiti dai sistemi di sorveglianza, avevano ricavato dei fermi immagine poi confrontati con le foto presenti sui profili social dei giovani, riscontrando la corrispondenza dei volti.

Le indagini sviluppate tra il 2024 e il 2025 dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli, anche mediante attività tecniche, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli avevano consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza per la disponibilità di molteplici armi da fuoco, funzionali al controllo criminale del territorio al fine di agevolare il clan Sequino. Toccherà nelle prossime udienze al collegio difenso - composto dagli avvocati Domenico Dello Iacono, Maria Chiara Fusco, Andrea Lucchetta, Carla Maruzzelli, Giuseppe Perfetto, Leopoldo Perone e Antonio Rizzo - provare ad aprire una breccia in un quadro indiziario rivelatosi fin qui granitico.