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Dall’inizio di quest’anno la Cina ha limitato le esportazioni di alcune “terre rare”, un gruppo di elementi importantissimi per numerose produzioni tecnologiche e meccaniche. Lo ha fatto inizialmente a causa di una lite diplomatica col Giappone, come ritorsione. Ma questa misura sta avendo degli effetti secondari notevoli: sta mettendo in grave difficoltà le aziende giapponesi, consentendo alle loro concorrenti cinesi di prendersi clienti e quote di mercato.
La lite tra Cina e Giappone è cominciata lo scorso novembre, quando la prima ministra del Giappone, Sanae Takaichi, ha detto in parlamento che se la Cina dovesse attaccare Taiwan il Giappone potrebbe rispondere militarmente per difendere l’isola. Taiwan si governa autonomamente in maniera democratica, ma la Cina la considera parte del suo territorio e ha promesso di conquistarla, anche con la forza.
La Cina ha risposto alle parole di Takaichi (effettivamente piuttosto dure nel contesto dei rapporti tra Giappone e Cina) con una serie di ritorsioni economiche e commerciali, la principale delle quali è stata bloccare l’esportazione di alcune terre rare. Le terre rare sono un gruppo di 17 metalli fondamentali in moltissime tecnologie e lavorazioni; non sono realmente rare, quanto piuttosto disponibili sono in poche aree del pianeta. All’interno di un’automobile elettrica o ibrida, in media, ci sono 500 grammi di componenti realizzati con terre rare. All’interno di un caccia F-35, il più sofisticato aereo da guerra del mondo, ci sono più di 400 chili di terre rare. Ci sono terre rare negli smartphone, nei computer, e così via.








