Solo con un alto grado d’ipocrisia si spiega il tono scandalizzato, quasi offeso, con cui l’opposizione e una parte dell’opinione pubblica hanno accolto le parole di Giorgia Meloni a proposito dell’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Per aver semplicemente detto di augurarsi che questi provenga dalle file del centro destra e non del centro sinistra com’ è sempre accaduto finora. Subito si è alzato un coro di indignazione, di «cosa ci tocca sentire», di «signora mia...».«Hanno gettato la maschera: ecco ciò a cui mirano — ha puntato il dito Elly Schlein — alla presidenza della Repubblica!». Niente meno! Come se alla sinistra, del Quirinale e di chi lo occupa non importasse e non sia mai importato nulla! In realtà il clima politico, il nostro discorso pubblico, la società italiana nel suo complesso avrebbero tutto da guadagnare se smettessimo di avere un certo ritegno, chiamiamolo così, a dire e a dirci la verità su certe cose riguardanti il nostro presente e la nostra storia. In modo particolare la storia del potere italiano. Se una buona volta le parole e i pensieri espressi in privato o dietro le quinte coincidessero — non dico in tutto, ma almeno per una buona parte — con le parole e i pensieri destinati al pubblico.