Qui, nella provincia di Chieti, la fabbrica di esplosivi e munizioni di Casalbordino è sempre stata considerata una sorta di “Area 51” invalicabile, come la base segreta militare del Nevada, negli Stati Uniti. Tanti posti di lavoro (oggi una settantina), ma anche una storia costellata di lutti e misteri. Tre gravi incidenti negli ultimi sei anni, dal dicembre del 2020 alla mattina di giovedì, quando, poco dopo le 8, nel piazzale interno dello stabilimento una forte esplosione avvertita a molti chilometri di distanza si è portata via un'altra vita: quella del caporeparto Carlo Piscopo, 59 anni, originario di Montefalcone nel Sannio (Campobasso) e residente da tempo a Casalbordino, mentre un altro addetto della fabbrica, che si trovava poco distante da lui in quel momento, è rimasto ferito in modo piuttosto serio.
Sembra che i due stessero lavorando alla bonifica del materiale accatastato nell'azienda, l'ex Sabino Esplodenti, dagli anni settanta impegnata nella demilitarizzazione di ordigni esplosivi e missili, come quelli rinvenuti dopo la seconda guerra mondiale, e che dall'ottobre dello scorso anno è passata nelle mani dell'azienda turca Arca Defense, per occuparsi della produzione di proiettili di artiglieria e di esplosivi, dopo che la multinazionale con sede ad Ankara aveva messo sul tavolo 100 milioni per il rilancio della fabbrica abruzzese. Un colpo di teatro, proprio quando la sorte della Sabino Esplodenti era apparsa segnata dopo il gravissimo incidente del 13 settembre 2023: un'altra esplosione avvenuta all'interno della fabbrica e costata la vita a tre operai. Incidente preceduto da quello del dicembre del 2020, con lo stesso identico copione: l'esplosione all'interno della fabbrica e. anche in quella tragica vigilia di Natale, tre morti. Che con la vittima di giovedì mattina salgono a sette.










