di
Marco Bonarrigo
Lo sloveno ha deciso di uccidere il Tour alla sesta tappa e ci è riuscito. Valori mai visti, rivali lontanissimi
GAVARNIE-GEDRE — Dice di essersi svegliato alle sette del mattino, troppo carico per oziare ancora nella cameretta del tre stelle da 96 euro a notte di Pau. Aggiunge che non vedeva l’ora di montare in bici, di realizzare il piano di battaglia concordato con i compagni la sera prima, riassunto dal belga Wellens con uno «spacchiamo tutto». Tadej Pogacar ieri ha deciso di uccidere il Tour e c’è riuscito benissimo.
Sotto forma di statua d’acciaio installata sulla vetta del Tourmalet, Octave Lapize è tra i testimoni oculari dell’omicidio. Lui che nel 1910 salì per primo in vetta al mostro dei Pirenei, ha visto la Emirates dettare un ritmo infernale già sul Col d’Aspin e a 4.800 metri dalla vetta ha inquadrato Del Toro lanciare il capitano Pogi, Vingegaard arrendersi dopo sole tre pedalate e lo sloveno eclissarsi in discesa.












