di
Claudio Del Frate
Lo scenario delll’Osservatorio regionale sul lavoro. Per la tenuta dell’economia necessari nuovi ingressi. O la permanenza al lavoro degli over 65. Ma l’ex generale vuole un tetto del 4% per gli stranieri
Se la crescita economica dovesse proseguire ai ritmi attuali (cioè quasi nulli), tra quattro anni in Veneto mancheranno all’appello 189.000 lavoratori. Se invece la corsa accelererà, anche di poco, la lacuna si allargherà fino a sfiorare quota 300.000. E per salvare la baracca sarà necessario far lavorare gli over 65 o far arrivare altri immigrati. Domanda: come si concilia tutto questo con la remigrazione, vessillo agitato quotidianamente dall’ex generale Vannacci e nelle cui vele soffia il vento del consenso elettorale? Insomma, se qualcuno vuole vedere con i suoi occhi una delle lacerazioni del tessuto sociale italiano, può dare un’occhiata a Nordest per accorgersi di uno strappo ben difficile da rammendare.
Le cronache locali sono punteggiate di casi che raccontano un mercato del lavoro in sofferenza: dall’azienda del Trevigiano costretta a richiamare dipendenti andati in pensione, al ristorante sulle Dolomiti che riduce l’orario o abbassa la saracinesca perché non trova camerieri, alla CGIA di Mestre che sottolinea come un colloquio di lavoro su tre va deserto per mancanza di candidati. Ma la fotografia esatta la scatta l’ultimo rapporto dell’Osservatorio generale sul lavoro del Veneto.






