Dal set di Quasi Grazia, che racconta la vita di Grazia Deledda a 100 anni esatti dal Nobel per la letteratura, al palco cinematografico de L’amica geniale, che ha tradotto in una serie televisiva la saga di Elena Ferrante, passando per Portobello e 1994, incentrate rispettivamente sulla vicenda di Enzo Tortora e l’ascesa di Berlusconi.

Nella valigia di Irene Maiorino c’è un pezzo importante di storia italiana. "Ma io vedo anche un fil rouge napoletano", confessa scherzando. Già, perché tra i tanti ruoli da lei interpretati ci sono pure quello di Teresa nella seconda stagione di Gomorra e della dottoressa Susy Penna ne I bastardi di Pizzofalcone, ispirato ai romanzi di Maurizio De Giovanni. E poi, Napoli è anche la sua città natale. Certo è che nel suo cuore c’è Lila Cerullo, personaggio chiave della tetralogia targata Ferrante e della serie omonima. Ma l’attrice è legata a L’amica geniale anche per un altro motivo.

Un amore profondo, quello per Lila. Come nasce?

"Lila è il personaggio che mi ha coinvolta di più. Ho passato anni a studiarla, e oggi posso dire che quello de L’amica geniale è stato il set per me più lungo e immersivo, anche perché ero protagonista insieme ad Alba Rohrwacher. Ma mi ha lasciato molto anche Portobello, che ripercorre il calvario di Enzo Tortora. Diciamo che con Lila era una faccenda quasi personale, perché mi vedeva alle prese con un personaggio gigantesco dentro cui ci si può perdere; mentre in Portobello viene portata alla ribalta la storia di Nada Marzano, che ha fatto la storia del processo e che ho avuto il privilegio di interpretare. Mi è rimasta addosso la sua sofferenza e il suo coraggio innato, che forse è un istinto di sopravvivenza comune a molte donne".