Il centrosinistra va all’attacco sul futuro del Cas di Ozzano, destinato a diventare un centro per i migranti inseriti nelle procedure di frontiera accelerate. Lo spunto arriva dal caso di uno straniero che doveva essere trasferito dal Cas di Ozzano a quello di Reggio Emilia. Anche se, in realtà, da quanto trapela dalla Prefettura non si trattava di una migrante inserito nella nuova procedura ’paf’, cioè appunto quella che riguarda il rimpatrio accelerato di migranti a cui viene respinta la richiesta di protezione internazionale.

Il caso in questione era infatti un ’normale’ trasferimento dal Cas di Ozzano a quello di Reggio, a cui lo straniero si è opposto facendo intervenire i carabinieri. L’uomo, un iracheno, è stato scortato all’uscita del Cas dai militari dell’Arma dopo che si era rifiutato di lasciare il centro. Ma la vicenda, al di là del caso singolo, ha comunque riportato l’attenzione del centrosinistra, a partire dal Pd, sul cambio veste comunque scritto nel futuro prossimo del Cas ozzanese.

Proprio il segretario Enrico Di Stasi e la responsabile Welfare Mery De Martino guardando al caso di Ozzano, emerso dopo un video-denuncia dell’associazione Ya Basta, esprimono "grande allarme" nei confronti delle cosiddette ’procedure veloci’ nella gestione della richiesta di protezione internazionale. "Ci troveremmo davanti a uscite decise in tempi rapidissimi, finalizzate a liberare posti ma senza adeguata informazione e chiarezza sulle destinazioni, né garanzie sulla continuità dei percorsi avviati", affermano il segretario Di Stasi e De Martino: "Una preoccupazione che diventa ancora più forte se pensiamo alla struttura di via Mattei a Bologna, dove sono 540 i posti previsti per le nuove procedure e il rischio è che questa logica, fatta di grandi numeri, scarsa trasparenza e interruzione dei percorsi, si riproduca su scala ancora più grande".