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Tragedia in un cantiene a Sesto Fiorentino: perde la vita un operaio romeno che abitava a Padova. L’arcivescovo Gambelli: "La sicurezza sia una responsabilità collettiva". Giani: "Emergenza nazionale".

di Stefano BrogioniFIRENZEMuore schiacciato dalla macchina per il livellamento del calcestruzzo che stava manovrando. Ancora una morte bianca, ancora un dramma sul lavoro in Toscana. E’ successo ieri all’alba all’Osmannoro, cuore operativo della Piana tra Firenze e Prato nel Comune di Sesto: la vittima, di origine rumene, si chiamava Cornel Teslaru Titi, 48 anni, lavorava per una ditta di pavimentazione di Treviso e abitava, con la moglie e due figli, a San Martino di Lupari, in provincia di Padova. L’incidente è avvenuto prestissimo, prima delle sei. L’operaio, soccorso da due ambulanze, è morto durante il trasporto all’ospedale di Careggi. L’area in cui è avvenuto l’incidente mortale, sulla via Lucchese, è un cantiere, di proprietà di un fondo, in cui si stanno costruendo due capannoni destinati alla logistica. L’operaio rumeno, un “trasfertista“, era dipendente di una ditta in subappalto. Assieme alla sua squadra, arrivata dal Veneto, era ai suoi ultimi giorni qui. La polizia, su ordine della procura, ha apposto i sigilli al cantiere. Sono in corso accertamenti sul macchinario. Il 48enne sarebbe rimasto sotto la livellatrice mentre stava cercando di risolvere un problema che si era presentato durante le manovre. La salma è a medicina legale. La notizia dell’incidente è giunta mentre nel capoluogo era in corso una manifestazione: due sindacalisti hanno lasciato il corteo e hanno raggiunto il cantiere dove hanno incontrato il responsabile. Sul posto anche il pm Vincenzo Nitti, lo stesso magistrato che, a Prato, indagò sul telaio che uccise Luana D’Orazio."Inaccettabile", ha commentato il governatore Eugenio Giani. "Serve uno sforzo collettivo ancora maggiore per estirpare questa piaga delle morti sul lavoro che è una vera emergenza nazionale". "Esprimo il mio profondo dolore e il cordoglio della Chiesa fiorentina - ha detto l’arcivescovo Gherardo Gambelli -. Preghiamo per chi ha perso la vita sul posto di lavoro e lo affidiamo al Signore, mentre siamo vicini alla sua famiglia e ai suoi cari. Questa ennesima vittima ci sollecita ancora un accorato appello per un’assunzione di responsabilità collettiva, perché siano garantite sempre in ogni luogo tutte le condizioni per un lavoro sicuro, nel rispetto della dignità delle persone"."Per me, che ho guidato come sindaco la comunità di Sesto Fiorentino, si tratta di una ferita enorme che colpisce al cuore tutta la comunità - dice Lorenzo Falchi, ora consigliere regionale Avs -. Non possiamo più accettare che la sicurezza nei cantieri venga considerata un costo o un intralcio alla produttività e alla velocità dei lavori, le istituzioni hanno il dovere di rispondere con un impegno concreto e immediato: servono più controlli, un piano straordinario di assunzioni per gli ispettori del lavoro e pene severe per chi non rispetta le norme. Fermare questa strage silenziosa è una priorità assoluta e non più rimandabile". "Davanti a questa continua strage silenziosa non bastano più i messaggi di indignazione, serve un patto nazionale straordinario che metta la vita umana sopra ogni profitto", dichiara il segretario del Pd Toscana, Emiliano Fossi.