HomeRavennaCronacaArchitettura visionaria. Omaggio a Filippo Monti, immaginò il WoodpeckerAlle 18.30, nella struttura di Milano Marittima, il libro ’L’opera nel tempo e nei luoghi’. L’autore Piersanti: "Ha colto appieno lo spirito rivoluzionario di quegli anni".L’iconica cupola del Woodpecker, ideata dall’architetto Filippo MontiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciQuesta sera l’omaggio al locale notturno inaugurato a fine anni Sessanta fuori Milano Marittima, ’Tra cielo e terra. Le notti del Woodpecker’, ha un’anteprima con un omaggio a Filippo Monti, il creatore della struttura. Alle 18.30 sarà presentato il libro ’Filippo Monti (1928 – 2015) L’opera nel tempo e nei luoghi’ testi e foto di Claudio Piersanti, architetto con una vasta esperienza nella progettazione di edifici pubblici, fra gli altri questi con Rita Rava ha firmato la ristrutturazione e l’ampliamento del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

"Monti non era bravo, era geniale – afferma Piersanti – laureatosi nel 1954, da subito rivela creativo e innovativo, non solo nelle linee architettoniche, il ricorso a figure come il rombo e il cerchio, ma anche nella scelta dei materiali, rivela una forte carica creativa e innovativa. La vediamo nella chiesa di San Vincenzo de’ Paoli a Bologna progettata nel 1957, quando aveva appena 28 anni , opera forse incompresa. Ma anche nel Woodpecker, il suo lavoro più conosciuto, che realizza nel 1967. Coglie appieno lo spirito rivoluzionario di quegli anni di grandi trasformazioni sociali e conquiste tecnologiche, l’uomo sulla luna e la rivoluzione dei derivati del petrolio: la plastica, il moplen. E costruisce una discoteca fuori da ogni schema: in mezzo alla natura realizza una pista da ballo circondata dall’acqua con una parte coperta sormontata d una cupola a spicchi in vetroresina, materiale allora utilizzato per le imbarcazioni. Il Woodpecker è stato costruito nei cantieri navali Ferretti". Monti, pur di carattere schivo, è riuscito ad essere un faro per generazioni di architetti. "Arrivando a Faenza a fine anni Settanta – spiega Piersanti – rimasi colpito dalla concentrazione di architettura contemporanea di alta qualità presente nella città di provincia. Allora gli architetti erano pochi, a Faenza oltre a Monti lavoravano Arturo Locatelli, Crispino Tabanelli e il lughese Giuseppe Rustichelli. Monti era sicuramente il più creativo, ma è stato molto sottovalutato, anche perché per quanto gentile e cordiale, era un solitario. Ha sempre lavorato da solo, e poi con il figlio. Non ha fatto scuola, non ha lasciato un archivio. Ciononostante era un punto di riferimento" le sue costruzioni affermavano che l’architettura contemporanea era possibile".