HomeFirenzeCronacaCurzio Malaparte sfida la censura: "Prima i potenti sapevano ridere"Quando lo scrittore pratese diceva: "Oggi si assiste a eccessi di potere e gratuiti atti di illegalità"Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciLuca Scarlini
In una intervista alla Nazione del 18 luglio 1955, Curzio Malaparte, allora all’apice della fama, dopo “Kaputt“ e “La pelle“, e poco prima del grande successo di “Maledetti toscani“, parlava della situazione pesante della censura in Italia. "Altri tempi quando in Turlupineide comparivano i maggiori uomini politici del tempo. Un giorno al suo amico Gaetano Natale, Giovanni Giolitti – che era presidente del consiglio, disse stasera voglio andare a teatro a godermi lo spettacolo di Giolitti che balla e che canta. E infatti andò a teatro e si divertì, e non ci rimase affatto male quando sentendo che gli spettatori lo chiamavano Palamidone. Oggi invece la censura è giunta a tali eccessi di potere, a tali gratuiti atti di illegalità che c’è da domandarsi, se, ragionando per assurdo, la direzione dello spettacolo non sia un insieme di nemici della libertà e della democrazia, i quali si servono della censura preventiva per creare nell’opinione pubblica una vasta zona di impopolarità, non solo al governo democristiano e ai suoi alleati, ma alla stessa repubblica".







