Safed (Israele). «Non avremmo problemi» con la coalizione multinazionale per il Libano che Italia e Francia stanno promuovendo al posto della missione Unifil quando essa scadrà a dicembre, se contribuirà alla smilitarizzazione di Hezbollah. A parlare è un alto funzionario delle forze armate israeliane che Linkiesta ha incontrato, assieme ad altre testate e agenzie, al quartier generale del Commando settentrionale, posto a protezione dei confini settentrionali dello Stato ebraico con la Siria e il Libano.
«Mi chiedo quale sia il motivo per essere lì», aggiunge, se non assicurare una fascia di sicurezza nel Libano meridionale che impedisca a Hezbollah di lanciare attacchi e razzi contro Israele. La politica attuale di Gerusalemme prevede: distruggere le infrastrutture militari del gruppo, mantenere l’area sgombra per garantire la sicurezza del confine; conservare la libertà di operare militarmente all’interno della zona anche in caso di cessate il fuoco, ampliandola fino al Monte Hermon e limitando la capacità di Hezbollah di spostare uomini e armi.
Per dirla con le parole di Avraham Levine, esperto dell’Alma Research and Education Center, centro studi che si trova a Migdal Tefen, Israele non pensa di eliminare Hezbollah occupando una fascia di tre chilometri? La ragione per cui Israele è lì è perché vuole fermare «il fuoco diretto». «Fermeremo il fuoco diretto e neutralizzeremo le altre minacce» ha evidenziato il riservista, specificando che le forze armate israeliane non si faranno più cogliere di sorpresa. «In questo modo abbiamo eliminato quella minaccia».






