Lago di Como, un giovedì pomeriggio di luglio: una Porsche 911 Targa di un bel verde scuro parcheggiata davanti a un cinque stelle lusso, con l’addetto al servizio parcheggio che sembra esitare, e volerla lasciare volutamente lì, davanti all’albergo. Del resto, è talmente armoniosamente inserita nella scena da arricchire la fotografia di un sistema dall’opulenza già semidivina: il cortiletto perfetto, la ghiaia regolarissima, le siepi probabilmente scolpite al laser, aiuole stupende, con centinaia, migliaia di fiori magnifici, freschissimi, che sembrano fatti con l’Ai o sbocciati dieci secondi prima. E poi Ferrari anche piuttosto recenti, parcheggiate con noncuranza o direttamente incolonnate come in una tangenziale lacustre; Mercedes Classe G di colori a malapena immaginabili, tra cui spicca un viola ametista metallizzato visibile da altri universi; altre auto sportive e suv grandi come un Ducato, arrivati da mezzo continente – e da tanta, vicinissima Svizzera – infilati tra le curve, le strettoie, i lungolaghi, le facciate delle ville. Persino, a un certo punto, due autogiro – specie di elicotterini biposto da film di James Bond epoca Sean Connery – a fare il pelo alle acque del lago. A tratti sembra una scena di Montecarlo spostata in Lombardia, solo che qui lo sfondo è migliore. Nettamente migliore di Monaco.