In Italia si parla troppo di riarmo. Poi scopriamo che in una area industriale e ricca come il Nord Ovest ci sono 100mila bambini che vivono in una condizione molto vicina alla povertà. Tutto questo è imbarazzante. La priorità del Paese deve essere il sociale, non le armi». Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, a Torino sposta l’attenzione dal risiko bancario alle emergenze sociali. E, rispondendo alle domande sull’offerta da 30 miliardi per Monte dei Paschi di Siena, ribadisce: «La nostra è un’offerta di mercato, non c’è logica di potere: è un’offerta rivolta agli azionisti di Mps, se ne riceveranno una migliore noi andremo avanti fino a che potremo creare valore per loro. Se no saranno altri a fare l’operazione».

Le parole del banchiere, che arrivano mentre cresce il dibattito sugli investimenti nella Difesa, ricordano, pur da prospettiva diversa, quelle pronunciate alcune settimane fa dall’arcivescovo Roberto Repole sulla trasformazione di Torino, impegnata a riconvertire parte della produzione dall’automotive all’industria bellica. Messina non contesta il settore, anzi riconosce che «ci sono aziende bellissime come Leonardo e Fincantieri che crescono», ma critica un confronto pubblico concentrato «sui missili» e non sulle nuove povertà. «I centomila bambini poveri sono una notizia che i media trattano troppo poco», osserva, invitando a riportare al centro del dibattito pubblico le disuguaglianze sociali e le opportunità offerte ai più giovani.