Milano, 10 luglio 2026 – Bellezza e bruttezza, l’una non può esistere senza l’altra. Leonardo da Vinci è fra i primi, con Albert Dürer, a rendersene conto, fin dall’ultimo quarto del Quattrocento. “Le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra”, scrive Leonardo. Chè un modello di bellezza sempre identico mica trova riscontro nella natura, votata alla varietà. Proprio Leonardo darà vita, grazie all’osservazione empirica di volti e tratti che si distaccano dalla rappresentazione classica, ai suoi celebri disegni di “teste caricate”.
Un tema affascinante, intrigante, che viene indagato nella raffinata, preziosa e ricchissima mostra che apre oggi alla Gallerie d’Italia (Bellezza e Bruttezza, Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento, a cura di Chiara Rabbi Bernard fino al 18 ottobre). Un viaggio nel cuore del Rinascimento per esplorare il sottile confine fra bello e brutto, tra armonia ideale e deformazione grottesca, attraverso l’esposizione di oltre cento fra opere, dipinti, sculture, ritratti, manoscritti e anche oggetti legati alla bellezza, provenienti da musei internazionali come il Louvre, il British Museum, il Prado e i Musei Vaticani. “Pomona“ di Frans Floris (Anversa 1519)







