Un boato scavalca le colline e arriva fino al mare. Quindi il silenzio, poi le sirene, le ambulanze, l’elicottero del 118, i vigili del fuoco, la Protezione civile, le forze dell’ordine, i pianti dei familiari. Erano le 8 di ieri mattina quando si è verificata una deflagrazione, l’ennesima, nello stabilimento ex Esplodenti Sabino a Casalbordino (Chieti), in contrada Termine. Un impianto segnato, negli anni, da lutti a ripetizione. A perdere la vita è stato Carlo Piscopo, 59 anni, caporeparto, originario di Montefalcone nel Sannio e residente a Casalbordino. Chi è conoscitore di quella realtà e delle sue produzioni. Un altro operaio, G.B., 54 anni di Vasto, è rimasto ferito. È stato trasportato all’ospedale di Chieti, non è grave.
LO SCOPPIO è avvenuto durante le operazioni di bonifica del sito. Su cause e modalità c’è il più stretto riserbo da parte della procura di Vasto che, con la pm Silvia Di Nunzio, ha aperto un fascicolo. Le strade vicine allo stabilimento sono state chiuse per consentire le operazioni di messa in sicurezza e gli accertamenti. L’area è stata posta sotto sequestro mentre artificieri, carabinieri e tecnici Asl stanno cercando di ricostruire l’ennesimo dramma di una fabbrica tristemente nota per le vittime che ha mietuto e nella quale si convive, da tempo immemore, con lo spettro di nuovi incidenti. Quello di ieri è il terzo scoppio dal 2020, con sette lavoratori complessivamente deceduti. Una lunga storia di croci.










