di

Rinaldo Frignani

Per l'accusa ha fatto da tramite fra Lavitola e gli esecutori materiali dell'attentato al conduttore di Report

Guardia del corpo e uomo di fiducia. Dalla protezione dei cantanti neomelodici napoletani alla rappresentanza per conto di Valter Lavitola negli incontri in Camerun sui carbon credits, i certificati negoziabili che consentono alle aziende di emettere una tonnellata di Co2 e di investire il denaro speso per il bonus in progetti sostenibili contro i gas serra. Un affare non da poco, altro che buttafuori. Proprio secondo il faccendiere indagato per l’attentato all’amico Sigfrido Ranucci, il suo aiutante e factotum Gomes Clesio Tavares — «È come un figlio», lo avrebbe definito il giornalista e imprenditore — si trova nel suo Paese d’origine per trattare a suo nome e con le sue indicazioni con personaggi istituzionali e capi zona.

Per chi indaga sulla bomba a Campo Ascolano dell’anno scorso, il 47enne con trascorsi a Napoli, dove ha una compagna e una serie di relazioni personali, sarebbe stato fatto partire dall’Italia proprio da Lavitola — che per i pm si sarebbe anche preoccupato della sua assistenza legale — dopo l’attentato per trasferirsi in Camerun nell’ottobre 2025. Ufficialmente non una fuga ma un ritorno a casa. Difficile ora che venga sentito per rogatoria internazionale, in una situazione complicata, dopo che è stato indagato con il faccendiere 60enne per aver fatto da tramite fra lui e i quattro esecutori materiali dell’attentato al conduttore di Report. E anche di aver fornito l’auto in uso con la compagna, una Renault Megane, per gli appostamenti davanti all’abitazione di Ranucci.