Sette pagine di appunti scritti a mano, tre cellulari e due pen drive. Sarebbe questo il materiale sequestrato dagli inquirenti durante la perquisizione nell’abitazione di Valter Lavitola, l’imprenditore indagato come presunto mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Gli investigatori punterebbero a trovare elementi utili per chiarire il movente dell’azione dinamitarda avvenuta all’esterno della villetta di Pomezia in cui il conduttore vive con la famiglia.

Attentato a Ranucci, cosa è stato sequestrato a Valter LavitolaCome riporta l’ANSA, nel corso della perquisizione avvenuta sabato 4 luglio sarebbero stati sequestrati sette fogli manoscritti riconducibili a Valter Lavitola.Si tratterebbero di appunti che gli inquirenti dovranno esaminare per verificare se contengano riferimenti utili all’indagine.ANSAOltre ai documenti cartacei, sarebbero stati acquisiti anche tre telefoni cellulari e due pen drive.L’analisi dei dispositivi potrebbe riguardare chat, messaggi, chiamate, documenti salvati, eventuali fotografie e contatti.I materiali sequestrati potrebbero aiutare a definire meglio il ruolo attribuito all’imprenditore.

E soprattutto il contesto in cui sarebbe maturata l’azione contro il giornalista.La ricostruzioneSecondo la ricostruzione degli inquirenti, Valter Lavitola avrebbe fatto contattare attraverso il suo factotum, Gomes Clesio Tavares, il gruppo di avellinesi che avrebbe compiuto l’azione dinamitarda.Le indagini punterebbero a chiarire il percorso che avrebbe portato alla scelta del bersaglio, l’organizzazione materiale dell’azione e i rapporti tra i diversi soggetti coinvolti.