Pur di ottenere il riconoscimento del «diritto alla felicità» nello Statuto regionale (ma anche la più pragmatica possibilità di nominare il nono assessore) il governatore toscano Eugenio Giani ha tenuto impegnato il suo Consiglio in una seduta fiume fino alle cinque del mattino. Già lo scorso novembre, dopo la rielezione, aveva assegnato la delega alla felicità alla (fedelissima) assessora Cristina Manetti: «Se questo diritto è previsto dalla Costituzione degli Stati Uniti fu per merito di un toscano, Filippo Mazzei, amico di Jefferson», disse allora. Oggi, in un afflato che richiama il «bonheur commun» dei giacobini, Giani rincara: «Il diritto al perseguimento della felicità è inteso come principio di interesse generale, non certo individuale». Le opposizioni: «Più che un diritto è un augurio».
E nello statuto della Toscana spunta il diritto alla felicità
Pur di ottenere il riconoscimento del «diritto alla felicità» nello Statuto regionale (ma anche la più pragmatica possibilità di nominare il nono assessore) il governatore toscano Eugenio Giani ha tenuto






