Morti, macerie e una terra in rovina. Il conflitto nella Striscia di Gaza ha provocato oltre 70 mila morti - quattro minori solo negli ultimi 6 giorni - e cancellato le prospettive future di quanti sono rimasti. Almeno ad oggi. Tra le risorse andate distrutte, oltre a infrastrutture e patrimonio immobiliare, c’è il 65% della vegetazione. Secondo lo studio Soil health in a conflict-affected area condotto dalla facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano, tra il settembre 2023 e il settembre 2025 le superfici verdi, tra colture e praterie, sono crollate da 5.941 a 2.056 ettari. Nello stesso periodo, le aree di suolo esposto e degradato sono cresciute del 351%, balzando da 3.918 a 17.663 ettari. Un grave danno agli agricoltori ma soprattutto alla popolazione gazawa in uno stato di disperato bisogno di beni alimentari.“Le immagini Sentinel-2 mostrano chiaramente vaste aree trasformatesi in superfici prive di vegetazione, coerentemente con la presenza di campi di macerie e terreni esposti conseguenti ai bombardamenti e alle operazioni terrestri” stabilisce l’articolo. “Questo schema evidenzia una netta differenza tra le aree interne ed esterne alla Striscia: all'interno dei confini di Gaza la vegetazione e le superfici agricole risultano quasi completamente scomparse, accompagnate da una significativa espansione del terreno esposto. Gli impatti ambientali osservati sono destinati a persistere per decenni e comprometteranno la sicurezza alimentare e la sicurezza sanitaria della popolazione di Gaza, oltre alla capacità di recupero degli ecosistemi”. Nonostante ciò, uno studio congiunto condotto dalla Fao e dal Centro satellitare delle Nazioni Unite pubblicato a fine giugno (e basato su dati satellitari ad alta risoluzione), evidenzia un almeno iniziale ripristino delle infrastrutture delle serre in alcune zone della Striscia di Gaza, specialmente nel governatorato di Khan Yunis. Nonostante questo, la maggior parte - oltre l’81 per cento - rimane danneggiata e fuori produzione. Circa l’87% dei terreni coltivabili di Gaza rimane danneggiato, così come le infrastrutture agricole, i sistemi di irrigazione, gli impianti di stoccaggio e i beni agricoli.