newsletter

Iscriviti a Evening Review.Ricevi la rassegna speciale a cura di Adriano Biondi

Come è finita lo sappiamo un po’ tutti: la rottura del “rapporto speciale” tra Donald Trump e Giorgia Meloni, a colpi di interviste, video sui social e meme più o meno riusciti; le trattative sottobanco per ricucire lo strappo e mettere in sicurezza rapporti e relazioni diplomatiche, cui corrispondono interessi e rendite di posizione; la conferma degli impegni già presi e la prosecuzione della linea dell’appeasement nei confronti dell’amministrazione trumpiana. Il vertice NATO di Ankara, in effetti, sarà ricordato come quello in cui sono state ratificate tutte le richieste avanzate dal tycoon newyorchese, senza peraltro che quest’ultimo se ne sia rallegrato. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in predicato di diventare la nuova grande passione politica di Giorgia Meloni, ha parlato apertamente di “nuova era per la sicurezza europea”, ribadendo che gli Stati si impegneranno a raddoppiare la spesa per la difesa e impostare le strategie di sviluppo economico intorno all’industria bellica. L’Italia, in tal senso, appare pienamente allineata, al netto dei soliti trucchetti fiscali e della prevedibile richiesta di consentirci di sforare i limiti di spesa nella prossima manovra.