La rete smette di essere un territorio senza regole dove l’odio dilaga impunito. Con una decisione del 9 luglio 2026, la giustizia ordinaria ha tutelato la memoria della Shoah emettendo la prima storica condanna penale per la serie di offese antisemite rivolte sui social alla senatrice a vita Liliana Segre.

Il Tribunale di Milano ha inflitto a uno degli imputati, che aveva optato per il rito abbreviato, una pena di quattro mesi di reclusione con sospensione condizionale e un risarcimento di 1.500 euro.

Per un secondo indagato è stata disposta la messa alla prova: dovrà svolgere dodici mesi di lavori di pubblica utilità presso la Caritas, intraprendere un percorso psicologico e versare 300 euro.

Altri imputati erano già usciti dal procedimento nelle udienze precedenti grazie alla remissione delle querele, dopo aver presentato lettere di scuse formali e corrisposto somme comprese tra 500 e 2.000 euro.

Non è una mera risposta punitiva, ma l’attuazione di una strategia giudiziaria chiara, riassumibile in tre verbi: punire, riparare, rieducare.