Uno studio contraddice l’idea secondo cui la nascita dei bambini è eccezionalmente difficile, mostrando che altri primati hanno problemi più gravi

Come possono testimoniare miliardi di persone, per gli umani partorire è difficile. I neonati hanno una testa estremamente grande rispetto alle dimensioni del corpo, eppure devono passare attraverso un bacino molto stretto. Le appendici rischiano d’incastrarsi, le ossa di fratturarsi. Nei casi peggiori, le conseguenze possono essere letali per la madre e per i nascituri. Fino a poco tempo fa molti ricercatori credevano che la nostra specie fosse l’unica a sopportare un simile sacrificio: gli altri primati, supponevano, non dovevano accettare lo stesso compromesso tra supercervello e posizione eretta, per cui davano alla luce con relativa facilità. Ma nuove evidenze cominciano a mettere in discussione l’idea che il parto umano sia l’unico a essere così pericoloso.

Un articolo pubblicato su Nature Ecology & Evolution contiene uno degli argomenti più convincenti contro quell’ipotesi, dimostrando come anche altri primati debbano far passare i piccoli attraverso uno spazio assai ristretto, con tassi di mortalità neonatale che possono superare il 34 per cento. Gli umani si sono messi da tempo su un piedistallo evolutivo: “Pensiamo sempre di essere speciali”, mi ha detto Nicole Webb, biologa dell’evoluzione dell’istituto di ricerca e museo di storia naturale Senckenberg, in Germania, che non ha partecipato allo studio. Ma più gli scienziati osservano il regno animale, più la realtà biologica delle altre specie ribalta questa convinzione.