Nella mostra alla Tate Modern dedicata a Frida Kahlo, il suo talento si perde tra una miriade di opere ispirate al suo mito

Al momento della sua morte, nel 1954, Frida Kahlo era conosciuta solo da una cerchia ristretta di appassionati e collezionisti. Nel corso della sua vita aveva venduto una manciata di opere e aveva curato pochissime mostre personali. Era un nome noto e poco più. Tra l’altro quasi tutti la conoscevano in quanto moglie-pittrice di un artista molto più famoso di lei, Diego Rivera. Poi però le cose sono cambiate in modo spettacolare. Oggi Frida Kahlo è di gran lunga l’artista più celebrata del mondo, una sorta di santa laica nel suo Messico (e oltre), una mater dolorosa di tanti altri artisti nonché un simbolo per le femministe, gli attivisti politici, i difensori dei diritti delle persone disabili, la comunità lgbtq e idealisti nazionalisti sparsi per il mondo. Se vi sentite incompresi, sfruttati e oppressi (anche solo vagamente) c’è una Frida tutta per voi.

L’unica vera “icona”

Questa evoluzione è il soggetto di una mostra alla Tate Modern di Londra intitolata Frida: the making of an icon (Frida: la nascita di un’icona). Un’espressione che non funzionerebbe per nessun altro pittore. Leonardo? Monet? Jackson Pollock? A nessuno di loro sembra calzare un termine tanto altisonante quanto abusato come icona. La beatificazione di Frida Kahlo è stata piuttosto rapida. Nel 1953 la sua opera è apparsa per la prima volta nel Regno Unito, nell’ambito di una mostra sull’arte contemporanea messicana organizzata alla vecchia Tate Gallery. Già nel 2005 Frida era abbastanza considerata da ottenere la prima monografica alla Tate Modern, con più di ottanta lavori. Da allora la sua celebrità non ha mai smesso di crescere.