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Il ds della Lazio Angelo Fabiani passeggia per le stradine del centro sportivo di Formello con la calcolatrice in mano. Serve vendere per comprare ma il mercato dei sogni, per gli altri, non di certo per i tifosi biancocelesti, non sarà solo a saldo zero. Bisogna chiudere col segno più il bilancio, come accaduto a gennaio quando furono 24 i milioni con cui il club di Lotito archiviò la sessione invernale.
La realtà è questa, il supermarket è aperto, il cartello vendesi appeso all’ingresso della casa laziale: questa è l’unica soluzione per limitare i danni in una società che ha chiaramente mancanza di liquidità e un presidente che, per scelta personale, non interviene mai personalmente con l’immissione di capitale. I ricavi diminuiscono, due anni senza Europa a cui va aggiunta la protesta dei tifosi che non vanno allo stadio da febbraio e non hanno nessuna intenzione di tornare all’Olimpico. Ieri un altro segnale forte e chiaro: è partita la prelazione per gli abbonati della passata stagione, ebbene sono poco meno di cento i sostenitori che vogliono assistere alle gare interne della squadra di Gattuso. Il boicottaggio dei gruppi organizzati prosegue e, almeno dalle previsioni della vigilia, dovrebbe colpire nel segno.







