A scuola nessuno insegna la grammatica dei contratti e del fisco, lasciando i trentenni di oggi (ma non solo) senza istruzioni nel labirinto della burocrazia. Ma conoscerne il linguaggio è fondamentale per imparare a difendere i propri diritti

Per chi comincia a lavorare, aprire la prima busta paga è una sensazione bellissima. Tuttavia, superato l’entusiasmo, capire qualcosa di quel foglio cifrato, che spesso somiglia più a un geroglifico che a un resoconto del proprio impegno, non è sempre facilissimo. Anzi, per i più giovani è una terra inesplorata che arriva senza istruzioni per l’uso. E mentre la politica si divide sul mondo del lavoro, la realtà racconta una storia in cui l’ostacolo maggiore non è la voglia di fare, ma una totale mancanza di strumenti per orientarsi nella burocrazia.

Busta paga incomprensibile? 5 regole per decifrarla

La conferma arriva dalla ricerca “Educazione finanziaria al ritmo della Gen Z” di Value Partners e AIEF (Alta Scuola Impresa e Finanza), dalla quale emerge che solo il 35% dei giovani della Generazione Z ha competenze finanziarie di base, dato che mette l’Italia è tra gli ultimi Paesi OCSE. Ma anche l’Edufin Index 2025 conferma il divario: la fascia tra i 25 e i 34 anni mostra una preparazione nettamente inferiore rispetto a quella delle generazioni precedenti.