Basta una canzone per diventare una star, ma se fosse facile ci riuscirebbero tutti. Le radio di tutto il mondo oggi suoneranno «Total eclipse of the heart», una delle ballate rock più riconoscibili degli anni Ottanta, e chiunque la ascolterà penserà «ecco chi la cantava». Così Bonnie Tyler, di cui in pochi ricordano il nome ma quasi tutti la voce piena che riempie la parola heart ad ogni ritornello, tornerà in vita nella memoria collettiva, anche se è il giorno in cui la musica le dice addio.
Gallese, nata Gaynor Sullivan a Swansea nel 1951, Bonnie Tyler è l’epitome dell’estetica della sua decade di riferimento: capelli biondi cotonati, trucco pesante e voce potente, distillati in un videoclip con molta macchina del fumo.
La canzone sull’amore perduto è stata fondamentale, l’interprete giusta l’ha riempita e la potenza di Mtv ha fatto il resto. Il video, girato in un manicomio abbandonato del Surrey con atmosfere gotiche di colombe in slow motion, candele, tende che sventolano, è stato per settimane in rotazione sul neonato canale musicale.
Così il pezzo che ha dato l’immortalità a Bonnie Tyler – prima posizione nella Billboard Hot 100 negli Stati Uniti e in Inghilterra con oltre 13 milioni di copie vendute per l’album Faster than the speed of night – è anche tra le prime canzoni che vengono in mente al karaoke per chi ha buoni polmoni e sa che serve un ritornello indimenticabile che si mangia la lunghezza delle strofe, se si vuole coinvolgere il pubblico.










