Per il direttore del Centro Nuova Europa di Kyiv, il summit segna una svolta: la NATO riconosce il ruolo dell’Ucraina nella sicurezza euro-atlantica, garantisce aiuti militari di lungo periodo e rafforza il pilastro europeo dell’Alleanza. “La pace resta lontana, ma il Cremlino dovrà rivedere i suoi calcoli”. L’intervista di Fanpage.it.
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L'Ucraina non è più soltanto un Paese da difendere, ma un cardine della sicurezza euro-atlantica. È il passaggio più significativo della dichiarazione finale del vertice NATO di Ankara. Gli Alleati si sono impegnati a garantire a Kyiv 70 miliardi di euro di aiuti militari nel 2026 e un sostegno almeno equivalente nel 2027, rafforzando il pilastro europeo dell'Alleanza e ribadendo che la Russia resta una minaccia di lungo periodo. Il documento finale del summit rafforza la leva militare e diplomatica di Volodymyr Zelensky. Che, vista anche l’efficacia degli attacchi sulle raffinerie russe, ha qualche motivo in meno per fare ulteriori concessioni in un eventuale negoziato.
“Il Cremlino ha scommesso sull'isolamento dell'Ucraina e ha perso”, dice a Fanpage.it Sergiy Solodkyy, direttore del Centro Nuova Europa di Kyiv, esperto di politica internazionale e sicurezza vicino al governo ucraino. Sergiy Solodkyy Dottor Solodkyy, com’è andato il vertice NATO di Ankara, dal punto di vista dell’Ucraina?







