Le micro-credentials digitali si candidano a diventare uno degli strumenti con cui l’Europa proverà a rispondere alla crisi delle competenze che accompagna la trasformazione tecnologica dell’economia. Certificazioni universitarie brevi, flessibili e standardizzate a livello europeo, progettate per essere rapidamente spendibili nel mercato del lavoro, vengono indicate dalle istituzioni comunitarie come una possibile risposta allo skill mismatch e all’obsolescenza professionale. Un tema tornato al centro del dibattito dopo la pubblicazione del saggio-manifesto «Competere o sparire» di Mario Draghi, ex presidente del Consiglio italiano e già governatore della Banca centrale europea, e dopo il suo intervento davanti ai leader dell’Unione europea, nello scorso mese di febbraio durante il vertice belga sulla competitività di Alden Biesen.

Nel suo richiamo alle istituzioni europee, Draghi ha descritto un contesto economico in progressivo deterioramento, sottolineando come il divario di competenze e capitale umano che separa l’Europa da Stati Uniti e Cina non possa più essere affrontato con i tempi lunghi della programmazione tradizionale. Secondo la sua analisi, il rafforzamento della competitività continentale passa anche dalla capacità di intervenire rapidamente sul capitale umano, adeguando i sistemi formativi alle esigenze di una trasformazione tecnologica che procede con velocità crescente.