Uno sviluppatore canadese ha lanciato «riddle», un progetto open-source che ricorre a un tablet a inchiostro elettronico di ReMarkable e un modello AI di ultima generazione per ricreare nel mondo reale il diario di Tom Riddle, uno dei più celebri oggetti della saga di Harry Potter

Chiunque abbia visto Harry Potter e la Camera dei Segreti si ricorderà del diario di Tom Riddle, un oggetto (o, per meglio dire, un «Horcrux») che nascondeva tra le sue pagine di carta un potere magico: leggeva le parole scritte a mano dal giovane mago protagonista, assorbiva l’inchiostro per poi rispondere a sua volta. Con questo strumento a disposizione, Harry Potter aveva la possibilità di comunicare in tempo reale con le memorie del giovane Tom, all’epoca studente di Serpeverde a Hogwarts.

Una fantasia cinematografica, e ancor prima letteraria, rimasta per anni nella mente di milioni di appassionati, ma che ora è divenuta realt- Merito di «riddle», un progetto open-source messo a punto dallo sviluppatore Maxime Rivest e pubblicato sul portale GitHub, rendendone il codice accessibile a chiunque volesse cimentarsi.

Dal libro al modello AI: come funziona «riddle»Il funzionamento alla base di questo «diario interattivo» è tanto intuitivo quanto complesso dal punto di vista della programmazione, dal momento che il software utilizzato gira tramite accesso root e richiede una connessione SSH a un server remoto, mettendo in pausa l’interfaccia originale di sistema: per scrivere a mano, l’utente ricorre a un esemplare di reMarkable Paper Pro, un tablet a inchiostro elettronico, impostato in modalità sviluppatore, assieme alla sua penna stilo. Per l’occasione, a prendere i panni di «interprete» è Claude Fable 5, l’ultimo modello d’intelligenza artificiale lanciato da Anthropic, che con la sua capacità di visione analizza in tempo reale il manoscritto (scattandone una sorta di istantanea) e, dopo una breve pausa di riflessione, fornisce una risposta in corsivo coerente. Un approccio decisamente «analogico», che prende le distanze dai classici chatbot testuali (come ChatGpt di OpenAI o Google Gemini) e relative interfacce digitali a cui ci siamo abituati negli ultimi anni, colme di pulsanti e distrazioni di ogni tipo. «Niente luci dello schermo, nessuna tastiera, nessuna interfaccia per la chat testuale: semplicemente inchiostro che scompare su carta», spiega lo stesso sviluppatore in una nota a margine del progetto, e su X aggiunge «Il mio prompt si dissolve, un modello linguistico di grandi dimensioni risponde. Magico!».Com’è intuibile, l’idea (al netto della sua natura chiaramente amatoriale) è stata accolta con estremo entusiasmo tra i fan, molti dei quali hanno apprezzato l’utilizzo non convenzionale dell’intelligenza artificiale e della tecnologia e-ink, che ha permesso di trasformare un dispositivo da lavoro in un’esperienza interattiva.