Quando i voli non sono tutto
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La decisione dopo le rivelazioni di Roberto nel corso della trasmissione tv ‘Belve crime’. Nel carcere di Ferrara uno dei capi della banda è stato collocato nella ’Sezione protetta’. .
Roberto Savi, ergastolano, uno dei due capi della Banda della Uno bianca insieme al fratello Fabio, è stato trasferito dal carcere milanese di Bollate a quello di Ferrara. All’Arginone continuerà la detenzione nella ’sezione protetta’, dove ci sono ex appartenenti alle forze di polizia e armate, e chi ha problemi con altri detenuti. Questa decisione non ha nessun intento punitivo, ma è stata presa per dividere Roberto dal fratello Fabio, che per ora è a Bollate ma la procura sta valutando di spostare anche lui. Lo spostamento disposto dal Dap potrebbe essere legato all’intervista televisiva dello scorso maggio rilasciata a Francesca Fagnani per la trasmissione di Rai2 ‘Belve crime’. In tv Roberto Savi aveva lasciato intendere che dietro alcuni dei delitti della banda ci sarebbe stato l’input dei Servizi segreti, di fronte alla procuratrice aggiunta Lucia Russo, al pm Andrea De Feis e al procuratore capo di Bologna Paolo Guido, il ‘cortò aveva fatto scena muta, trincerandosi dietro la facoltà di non rispondere. Un comportamento ambiguo, che potrebbe aver spinto i magistrati a chiederne il trasferimento, così da smuovere le acque, avvicinarlo a Bologna nel caso decidesse di chiarire gli aspetti ancora oscuri della Banda. Una mossa che potrebbe far parte di una strategia investigativa, come pure allontanarlo dal fratello, con cui sono cessati i rapporti da tempo. Tra gli episodi al centro degli accertamenti dei pm c’è il duplice omicidio di Licia Ansaloni e Pietro Capolungo nell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio 1991. Durante l’intervista ‘Belve crime’ Roberto Savi ha detto che il vero obiettivo della rapina non erano le armi, ma uccidere l’ex carabiniere Pietro Capolungo: "Era ex dei servizi particolari dei carabinieri. Volevano una scusa per farlo fuori". Lo stesso Fabio, poche settimane dopo l’intervista del fratello, aveva parlato in tv a ‘Quarto Gradò, ma le sue dichiarazioni non avevano aggiunto nulla di nuovo alla storia già scritta del gruppo criminale: non c’è stata nessuna protezione della banda, nessun livello superiore, la sintesi della sua intervista televisiva, dove aveva ridimensionato le parole di Roberto in una sorta di duello a distanza sul piccolo schermo. Poi, sentito anche lui dai magistrati, aveva risposto a qualche domanda. "Con riferimento al trasferimento del mio assistito, Roberto Savi, ritengo che lo stesso sia avvenuto nell’ambito di decisioni che la Amministrazione penitenziaria ha adottato in ragione dell’attuale sovraffollamento carcerario. Quindi nessun segnale e nessun intento punitivo da parte della Procura di Bologna e da parte della Amministrazione penitenziaria", ha detto l’avvocato Donatella Degirolamo. "Se così fosse – ha aggiunto – saremmo di fronte a gravissime violazioni delle norme che regolano uno Stato di diritto, considerato anche il tempo trascorso in carcere dal mio Assistito (anni 32) e la totale assenza di procedimenti disciplinari a suo carico". A giugno Roberto Savi, come anche Fabio, ristretto anche lui a Bollate, erano stati interrogati dalla Procura di Bologna nell’ambito della nuova inchiesta sulla banda della Uno bianca, riaperta dopo l’esposto dei familiari delle vittime.








