Aggiungi come fonte la Gazzetta del Sud
Non è stata una manovra estemporanea ma un’azione alla guida del tutto sproporzionata e avulsa dal contesto della circolazione stradale. Sui social lui scriveva “amo correre, amo l’adrenalina, amo rischiare la vita, amo la velocità, amo i sorpassi, amo il rischio, amo i motori”. Aveva ripetuto più volte la stessa azione proprio lì, in quel punto triste di morte, dove era stato multato per le sue maledette acrobazie il 24 agosto del 2024. Sulla stessa via Circuito. A Torre Faro.
C’è un aspetto particolare della tragedia in cui ha perso la vita la 16enne Giulia Scimone il 28 giugno scorso, travolta dalla moto “impennata”, una pesante e potente Husqvarna, su cui c’era il 19enne Alessandro Mondo, che dopo la richiesta di aggravamento della misura si trova in carcere e non più agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio volontario e non più di omicidio stradale.
E l’aspetto da approfondire è proprio questo, questa dualità giuridica tra l’omicidio stradale e quello volontario, per comprendere le ragioni per cui la pm Maria Di Mulo, ma il caso è seguito personalmente anche dal procuratore capo Antonio D’Amato, ha contestato in un secondo momento la volontarietà del fatto e non più la colposità, applicando il concetto di “dolo eventuale”. Una tesi che è stata ritenuta valida dal gip Nunzio De Salvo, che poi ha mandato in carcere il 19enne.






