HomePesaroCronacaIn Ateneo studio rivoluzionario sulla cellula: "Una sfida per la produttività delle colture"Una nuova indagine ’made in Urbino’ chiarisce una delle tappe fondamentali della storia della vita sulla Terra. Scoperta importanteIl professor Andrea Pompa. Il nuovo studio chiarisce una delle tappe fondamentali della storia della vitaRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciUn nuovo studio made in Urbino chiarisce una delle tappe fondamentali della storia della vita sulla Terra. L’indagine, condotta dal centro di ricerca francese Institut Jean-Pierre Bourgin in collaborazione con l’orto botanico dell’Università di Urbino, fa luce su un meccanismo cellulare coinvolto nella formazione del seme che ha favorito la diffusione delle piante negli ecosistemi terrestri. Una scoperta che potrebbe in futuro concorrere a potenziare la produttività delle colture e affrontare le sfide della sicurezza alimentare.
"La pubblicazione di questo lavoro sull’importante rivista Proceedings of the National Academy of Sciences – spiega Giovanni Piersanti, prorettore alla Ricerca – rappresenta un risultato di grande prestigio per l’ateneo e testimonia l’elevata qualità dell’attività scientifica espressa dalla nostra comunità accademica. Uno studio tra l’altro di tipo ‘Open Science’, ovvero con la libera disponibilità dei dati di ricerca, elemento fondamentale per garantire trasparenza, riproducibilità e affidabilità dei risultati ottenuti". Lo studio affronta uno dei processi "più importanti dell’evoluzione delle piante – dice Andrea Pompa, docente di Fisiologia vegetale – ossia l’origine e lo sviluppo del seme. Siamo abituati a considerare il seme come un elemento naturale, imprescindibile del mondo vegetale. In realtà, per milioni di anni le piante ne sono state prive. La comparsa del seme ha rappresentato una delle innovazioni evolutive più straordinarie della storia della vita sulla Terra perché ha consentito alle piante di proteggere l’embrione e colonizzare habitat estremamente diversi. Lo studio ha permesso di comprendere meglio alcuni dei processi genetici che hanno reso possibile la comparsa e l’evoluzione del seme. In particolare abbiamo studiato la nocella, un tessuto presente nel seme che, milioni di anni fa, svolgeva la funzione di riserva nutritiva per l’embrione vegetale. Nel corso dell’evoluzione, questa funzione è stata progressivamente trasferita a un’altra struttura, l’endosperma, che oggi rappresenta la principale riserva di nutrienti in molti dei semi che consumiamo quotidianamente. Può sembrare un dettaglio biologico, ma le conseguenze sono state enormi". Grazie a questa novità biologica, le piante hanno sviluppato semi più efficienti fino ad arrivare a colture come grano, mais e riso, che costituiscono la base dell’alimentazione di miliardi di persone. "Nell’opinione comune – aggiunge Elisa Maricchiolo, ricercatrice in Fisiologia vegetale e coautrice della ricerca – si tende a considerare le piante come organismi semplici e distanti da noi. Ma non è così: sotto molti aspetti, i sistemi di regolazione e adattamento delle piante sono persino più sofisticati di quelli di numerosi organismi animali".








