Si sale, decisamente e finalmente. La sesta tappa è la prima di vera montagna del Tour de France 2026. È il tappone pirenaico, non esattamente il classico giro della morte, ma le due salite vere del percorso, l’Aspin e il Tourmalet, sono garanzia di spettacolo.
Dopo 50 km sostanzialmente pianeggianti si incontrano le prime brevi asperità: la Côte de Loucroup (1.9 km al 7.2%, max 10%; segue un altro strappo di 700 metri al 6%), lo strappo non categorizzato di Haut de la Côte (1.6 km al 6.3%, max 9%) e i 7 km dalla Côte de Mauvezin (3.1 km al 6.6%, max 9%) sommata al Capvern (2.8 km al 4%). Dopo 25 km quasi pianeggianti si arriva al Col d'Aspin (12 km al 6.5%): ultimi 6 km molto impegnativi (media 7.7%, max 10%). La discesa porta direttamente ai piedi del Tourmalet, 17.1 km al 7.3%: il tratto più duro (spesso in doppia cifra ma costante, max 11%) è quello che precede il transito da La Mongie, a 4 km dalla fine: l'ultimo km si corre sopra i 2000 metri di altitudine. Al termine dei 19 km di discesa inizia quasi subito l'ascesa finale verso Gavarnie (18.7 km al 3.7%): una breve punta al 10% si incontra appena imboccata la salita, poi si incontrano molti tratti quasi pianeggianti fino a Gèdre (10.4 km dal traguardo), quando la strada si fa più propriamente in salita (lunghi tratti al 5/6%, max 8%). È un arrivo inedito per il Tour de France, ma Gedre ha ospitato un arrivo della Ronde de l’Isard, nel 2022: successo del norvegese Staune Mittet. La tappa stravolgerà certamente la classifica: tutto dipenderà comunque dall’atteggiamento di Pogacar e Vingegaard.












