Dalla morte del bracciante Satnam Singh a giugno 2024, sono in aumentano le denunce dei lavoratori migranti e i controlli nelle campagne del Lazio. Sindacati e associazioni denunciano però il persistere dello sfruttamento.
Il prossimo 19 giugno saranno passati due anni dalla morte di Satnam Singh, bracciante indiano dell'Agro Pontino il cui braccio era stato tranciato da un macchinario ed è stato scaricato davanti casa dal proprio datore di lavoro. Un arco di tempo in cui si sono moltiplicati i controlli da parte di carabinieri e guardia di finanza contro la piaga del caporalato nei terreni agricoli del sud del Lazio. Dai resoconti delle operazioni sembra che nulla sia cambiato nelle condizioni di lavoro quasi schiavili della manodopera a prevalenza migrante. Invece, forse, non è così. "C'è un prima e un dopo Satnam Singh", dice a Fanpage.it Stefano Morea, segretario della Flai Cgil Roma e Lazio. "I lavoratori agricoli, soprattutto i migranti e soprattutto quelli che lo Stato definisce irregolari, hanno trovato la forza e il coraggio di iniziare a denunciare. Detto questo, però, le condizioni di lavoro nelle campagne dell’Agro Pontino, e direi più in generale nell’agricoltura, restano sostanzialmente le stesse." Satnam Singh






