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Mercoledì mattina, durante la riunione della NATO in corso in Turchia, il presidente statunitense Donald Trump ha detto di ritenere che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran previsto dal pre-accordo firmato a giugno tra i due paesi sia «finito, per quel che mi riguarda». «Non voglio più avere a che fare con loro», ha detto, riferendosi alla leadership iraniana. «Sono persone cattive, violente… è una perdita di tempo negoziare con loro».

Nel pomeriggio, parlando sempre dalla Turchia, Trump ha detto che la notte scorsa le forze armate statunitensi hanno «colpito molto duramente» l’Iran, e che «probabilmente lo colpiranno» anche stanotte.

Non è chiaro quali saranno le conseguenze pratiche di queste dichiarazioni, e se segnalino o meno l’inizio di bombardamenti reciproci più estesi. Trump ha detto anche che i negoziati con l’Iran possono continuare, facendo capire che la sua posizione è al momento quanto meno ambivalente. Le parole di Trump arrivano comunque dopo alcuni degli attacchi più grossi dall’inizio del cessate il fuoco.

Martedì l’Iran ha dapprima attaccato tre petroliere che passavano nello stretto di Hormuz (non è del tutto chiaro il perché). In risposta, nella notte, il comando delle forze armate degli Stati Uniti per il Medio Oriente (CENTCOM) ha detto che sono stati colpiti più di 80 obiettivi in Iran, tra cui sistemi di difesa aerea, radar e oltre 60 piccole barche utilizzate nello stretto di Hormuz dai Guardiani della Rivoluzione, la forza armata più potente dell’Iran. I media iraniani hanno segnalato esplosioni nell’area di Bushehr, una città nel sud dell’Iran dove si trova una centrale nucleare.