di

Aldo Grasso

Forse per un cambio generazionale, ma non sono più familiari

Spero non sia l’inizio di un precoce deficit cognitivo, ma una delle grandi verità di questi Mondiali trump-infantiniani è che non riconosco più le voci dei telecronisti. Voglio credere si tratti solo di un traumatico cambio generazionale – molti di loro sembrano all’esordio– ma ammetto che mi manca il vecchio piacere dell’immediata riconoscibilità.

Il telecronista dovrebbe essere una guida “amica”; la voce anonima, invece, è come un navigatore satellitare.Per questo amo Lele Adani (che telecronista non è): passionale, visionario e polarizzante. Da opinionista trasforma il commento tecnico in un’omerica serie di spunti epici ed emotivi. Ricorre a toni enfatici, paragoni altisonanti e vere e proprie dichiarazioni d’amore, quasi mistiche, per i suoi idoli divini, tipo Lionel Messi o Kylian Mbappé.